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Taranta Peligna

Comune di Taranta Peligna

Indirizzo: Piazza Municipio 5, Taranta Peligna (Ch)
Telefono: 0872.910118
Sito web: www.comune.tarantapeligna.ch.it
Email: info@comune.tarantapeligna.ch.it


Altitudine: 460 m slm
Abitanti: 390, Tarantolesi

Sindaco: Marcello Di Martino

Taranta Peligna

Il territorio di Taranta Peligna, Comune in Provincia di Chieti di circa 400 abitanti, si estende lungo 2000 metri d’altitudine. Il suo punto più basso è il fiume (378 s.l.m), quello più alto il Monte Macellaro (2646 metri s.l.m.). La Valle di Taranta offre meravigliosa ricchezza naturalistica ed è per questo meta ideale per l’escursionismo: numerose sono le cavità, tra le quali la Grotta del Cavallone; flora e fauna sono rare, particolari, avvolgenti. A quota 1703 troviamo il Rifugio Macchia di Taranta, curatissimo, proprio nel cuore della Maiella, ideale per l’accesso ai tipici pianori ed alla sua vetta più alta (Monte Amaro, 2793 m. s.l.m.). Alle radici del paese scorre il fiume Aventino, sulle cui sponde si trova il Parco Fluviale delle Acque Vive.
Taranta fa parte della Comunità montana dell’Aventino-medio Sangro e del Parco Nazionale della Majella.

Un po' di storia

Taranta Peligna era già abitata durante la Preistoria come dimostra il ritrovamento di un’ascia di bronzo della prima metà del II millennio a.C. Il nome Taranta, Tarantola fino al 1881, è strettamente correlato alla sua antica tradizione laniera. Le Tarantole erano famosi panni in lana pesante, risultanti da un particolare tipo di lavorazione cardata. Questi panni in lana, principalmente utilizzati dai marinai e per le vele delle barche, costituivano la produzione maggiore del paese. A Taranta venivano esaurite tutte le fasi produttive dell’industria laniera ed ogni suo abitante ne era coinvolto: dal pascolo dei greggi sulla Majella, alla tintura delle stoffe, alle frange delle coperte, al commercio del prodotto finale. Il ragno tessitore è l’emblema, documentato, di Taranta, da secoli.
I lanifici di Taranta producevano tessuti e coperte famose in tutta Italia. Inoltre Taranta aveva l’esenzione dai balzelli reali perché forniva le vele agli arsenali napoletani. La centralità della lavorazione della lana per la città portò allo sviluppo del culto di San Biagio, protettore dei lanari, e la costruzione della chiesa ad esso dedicata del XVI secolo, della quale purtroppo oggi rimangono solamente le sue rovine al centro del paese: alcuni tratti delle mura, la zona absidale e la facciata in pietra, col grande portale che conserva i battenti lignei intagliati, i resti della possente torre campanaria, eretta dal 1564 al 1616, come testimoniano due iscrizioni alla basa del campanile medesimo un tempo di cinque piani (oggi ne rimangono solamente due).
L’aggettivo Peligna, invece, sembra essere stato aggiunto erroneamente in seguito. Come per il vicino comune di Lama dei Peligni, anche per Taranta il riferimento al popolo dei Peligni è dovuto alla falsa convinzione di alcuni storici della loro presenza sul territorio. In realtà, questi luoghi furono abitati dalle popolazioni dei Carecini, un’altra tribù italica. Il passaggio successivo dei Longobardi è attestato invece da un castello eretto nel luogo in cui ora sorge la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, le cui origini si fanno risalire al tardo Medioevo.

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